Come saprete la signora Mara è appassionata di automobili e le piace molto guidare. Qualche giorno fa esordisce dicendo: "Caro Hector, vorrei cambiare la macchina. Quella che ho mi è venuta a noia e quella di mio marito fa schifo... Oggi pomeriggio andremo da Lupis a vedere qualche occasione. Che ne pensi?". Mirello Lupis è un nobilastro decaduto amico di famiglia, un mezzo farabutto che vende automobili nuove ed usate, che a me non è mai piaciuto perché anche un pò razzista. "Va bene signora, come lei vuole" rispondo con tono sottomesso, pensando tra me e me che, probabilmente, avrei evitato l'accoppiamento giornaliero al quale sono sottoposto ormai da mesi. "Però prima di andare sali un attimo in camera mia, che voglio mostrarti un completino intimo!" squittisce la signora, mentre io penso a come si sarebbe sicuramente trasformato l'incontro. Ed infatti poco dopo, in camera, vengo costretto ad una rapida stantuffata alla fine della quale la signora si produce nei suoi gorgheggi post-orgasmici. Alle quindici esatte siamo all'autosalone "Boutique del guidatore" dove Lupis accoglie la signora con sorriso a 64 denti e baciamano: "Mara sei sempre splendida! Se cerchi l'auto dei tuoi sogni sei nel posto giusto... Ti sei portata dietro il meccanico? Ah no scusa, è il tuo scagnozzo filippino". "Ma dai Mirello, hai sempre voglia di scherzare. Mostrami invece qualche bolide degno di me, che ho voglia di cambiare!" ribatte la signora, mentre il Lupis di nascosto mi sferra un calcio in uno stinco sibilandomi: "Se tocchi le auto in esposizione sei morto, scimmia!". I due iniziano il giro dell'autosalone ed io ne approfitto per sedermi in un angolo a sfogliare qualche rivista. Dopo poco mi sento chiamare dalla signora: "Hector, tesoro, raggiungimi che forse ho trovato un gioiellino". Mi illudo che voglia un mio parere, in fondo anche io sono un uomo e qualcosa capisco di motori. "Vedi questa coupè Jaguar XKR, Hector? Questa sarà la mia nuova macchina. Costa tantino ma Mirello sicuramente mi farà uno sconto". Io guardo il Lupis con aria interrogativa e lui mi aggredisce verbalmente: "Cazzo guardi? Siamo già d'accordo con la tua padrona che lo sconto lo avrà ad una condizione, caro il mio stronzone..." sorridendomi in maniera sinistra. Interviene la signora: "Dai Hector, sei un uomo di mondo, non avrai mica pregiudizi paludati?". Rispondo balbettando: "Io povero domestico ignorante, sempre nella palude... Come posso far fare sconto a lei?". Allora la signora mi accarezza dolcemente la testa sussurrandomi: "Adesso segui in ufficio il signor Lupis che ti spiega tutto, fai il bravo. Io ti aspetto qui, non ti preoccupare". Seguo docilmente l'uomo dentro il cubicolo buio dove qualcuno mi afferra con forza da dietro e, dopo poco, sento una sensazione come di calore nella zona perianale, poi non ricordo altro. Mi riprendo sulla strada del ritorno mentre la signora Mara, alla guida della nuova auto, sorride dolcemente e mi dice: "Dovresti provare a guidarla, è un sogno". Poi perdo di nuovo i sensi.
11 maggio 2008
25 aprile 2008
In clinica
Ogni anno la signora Mara, che è una fanatica della prevenzione, passa qualche giorno in una clinica privata di un professore suo amico ed esegue un check-up completo. Io resto a casa a sbrigare le faccende, e un paio di volte al giorno vado in visita e le porto il pranzo e la cena. Purtroppo neanche in un ambiente ospedaliero la signora riesce a frenare i suoi impulsi, e spesso tenta di possedermi nella cameretta o nei bagni della clinica. Proprio in questi giorni è ricoverata alla clinica "Salubris" e ieri, in occasione della mia consueta visita serale, è successo un episodio increscioso. "Signora ho portato la cenetta che ha chiesto e la biancheria pulita" dico appena arrivato, e lei: "Bravo Hectorino, se non avessi te come farei? Ho giusto sporcato le mutande per colpa dei lassativi che mi somministrano... Saresti così gentile da infilarmene un paio pulite che io non posso farlo?". In effetti la signora era immobilizzata a letto con una flebo nel braccio destro quindi, senza temere doppi fini, calo il lenzuolo e le sollevo il camicione da notte scoprendole le gambe. Il passerone pelosone è li davanti a me, ma non lo temo perché so che non può farmi niente. Purtroppo è un pensiero che dura un secondo e infatti, con una mossa fulminea delle gambe, la signora mi cattura fra le cosce facendomi affondare il volto sulla vulva. "Ah sei proprio un monello. Quando vedi la mia fichetta non sai resistere, eh?" mi dice con un tono da bambina scema. "Veramente lei imprigionare me" mi lamento mentre i pelacci neri mi entrano in bocca. "Va bene, ti lascio andare se mi prometti di leccarmela bene bene. Altrimenti adesso chiamo l'infermiera, così voglio proprio vedere come le spieghi la situazione!" mi sibila. "Tu lascia e io lecco" piagnucolo. E così inizio a leccare con mestizia le labbra turgide, ma sembra che non vada ancora bene: "Mi sembri un cocker! Infila tutta la lingua nella fessura, succhiami il clitoride e fammi godere. E già che sei li ficcami anche un paio di dita nel culo!". Quando vuole la signora Mara sa essere molto chiara. Opero in tal senso mentre lei agita i fianchi centrifugandomi tutti i suoi umori appiccicosi sul viso. Finalmente eccola venire fra mille gridolini: "Ah... ah... ah... Sisisisi... Siiiiii". Ma forse un'infermiera sente qualcosa perché piomba in stanza proprio sul più bello. "Signora si sente... " e resta ammutolita guardando la scena che le si presenta davanti. La signora Mara in queste situazioni, come vi ho già spiegato in altri post, sa trovare le scuse più incredibili ed anche stavolta non è da meno. "Ah cara" (ansimando) "finalmente è arrivata. Il mio cameriere Filippino mi ha salvata da una situazione sconveniente... Come pensavo, mi avete dato troppi lassativi ed ho lo stimolo continuo". L'infermiera continua a guardare allibita. "E quindi" aggiunge la signora alzando la voce "per evitare di sporcare il letto, perché come vede non mi posso muovere e non ho una padella a disposizione, è stato costretto a... Ecco, insomma, lo vede lei, no?". Ma l'infermiera continua a restare muta. "...A tapparmi il buco del culo! Perdio, corra a prendermi una fottuta padella altrimenti dico al professore quanto siete tutti incapaci qui dentro. E se si incazza il professore sono cazzi!". A questo punto l'infermiera si scuote dalla paralisi: "Si mi scusi corro subito" ed esce di corsa dalla stanza. La signora Mara mi guarda con dolcezza e mi dice: "Bravo Hector, adesso estrai pure le dita. Se vuoi puoi anche annusarle!" e mi strizza l'occhio. Durante il ritorno a casa, in autobus, piango sommessamente.
13 aprile 2008
Al seggio elettorale
Questa mattina ho accompagnato la signora al seggio elettorale dove, francamente, non mi aspettavo certo che mettesse in atto una delle sue meschine sceneggiate, frutto della sessualità smodata che la contraddistingue. Arriviamo davanti al banchetto del segretario e subito capisco cosa sta per accadere, ed infatti: "Sfortunatamente non ho gli occhiali con me, le chiedo gentilmente di far entrare in cabina anche il mio domestico in modo che possa aiutarmi nell'espletare il voto". Il presidente del seggio tergiversa, ma lei prontamente: "Non si preoccupi per la segretezza, è un povero Filippino analfabeta ad anche un pò idiota, non vede che faccia che ha?". Il presidente ignora il mio sguardo di terrore e mi concede di accompagnarla. Quando siamo dentro lo spazio angusto della cabina la signora si mette subito all'opera: "Svelto Hector che abbiamo pochissimo tempo! Tira fuori l'uccello e sbatacchiamelo fra le chiappe. Sei il mio 'Cavaliere' vero? Allora cavalcami tutta!" e, mentre mi sussurra questa frase sottovoce, mi volta le spalle, si alza la gonna di camoscio e si cala la mutanda leopardata. Io, come sempre in queste occasioni, non sono "pronto" nel recepire lo stimolo (la mattina poi ho anche più problemi del solito perché soffro di pressione bassa) e la signora Mara si spazientisce: "Ti ho detto di fare alla svelta, Filippino del cazzo, vuoi mettermelo dentro o no? Non sarai mica comunista?". Con grandissimo sforzo fisico e mentale lo tiro fuori ed inizio a sfregare la mia cappellina contro le sue labbra turgide e umide (lei si eccita istantaneamente in queste situazioni). Il sangue inizia a fluire nel basso ventre e finalmente il pisello assume una forma consona alla penetrazione. Detto fatto, con un colpo di reni all'indietro la signora mi cattura nel suo vaginone peloso, mentre da fuori qualcuno chiede: "Cosa è stato questo rumore di ventosa? Tutto bene signora?". "Si grazie, stiamo vagliando i simboli. Un attimo... e vengo..." grida con voce roca la signora, mentre io sudo come un forsennato andando avanti e indietro dentro di lei in attesa del suo culmine. Dopo poco eccola che viene con i suoi soliti lamenti sguaiati e fuori luogo: "Aaah.. aaah... Siii... 'azz.. mmmh". "Signora la avverto che se non esce subito sarò costretto a chiamare la forza pubblica!" grida il presidente. "Eccomi eccomi caro, mi sono attardata per spiegare la democrazia a questo povero cristo" esclama la signora uscendo di corsa, con la scheda in mano, ancora in preda al piacere. Io mi ricompongo veloce e la seguo a ruota tenendo lo sguardo basso, soprattutto per controllare che non si noti la vistosa erezione che a fatica ero riuscito ad ottenere. "Sa una cosa presidente? Questo mio domestico è un fascistone della peggior razza. Voleva pilotare il mio voto... Ed io che avevo riposto fiducia in lui!". Il presidente del seggio, noto figlio di partigiani, ha un moto di stizza: "Accidenti, e me lo dice così? Vogliamo fargli passare un guaio? Lo denuncia?". "Lasci perdere, ormai lo conosco da tempo e mi dispiacerebbe inguaiarlo... Svelto Hector alla macchina, che adesso andiamo a messa".
6 aprile 2008
Arriva la primavera
Quando la primavera si affaccia sulle colline fiorentine la signora Mara è solita fare un pranzo con amici ed amiche per festeggiarne l'arrivo. E con la nuova stagione si risvegliano i suoi appetiti sessuali anche se, durante l'anno, non è che segua una dieta particolare! Domenica scorsa si è svolto appunto questo pranzo; stavolta ha voluto che apparecchiassi i tavoli nell'oliveta che dista dalla villa circa 200 metri, non vi dico la fatica avanti e indietro con le portate. Poi, come se non bastasse, verso la fine del pranzo alla signora è scattata la solita voglia incontrollabile che ho dovuto soddisfare, mio malgrado. Infatti, mentre porto la frutta in tavola, la signora Mara mi dice: "Hector, caro, gradirei far assaggiare ai miei invitati quelle deliziose ciliegie sotto spirito che ho fatto l'anno scorso. Potresti scendere giù in cantina e prenderne un paio di vasetti?". Capisco subito dove vuole arrivare e credo di essere furbo nel risponderle: "Veramente io avere già preso vasetti questa mattina. Eccoli qui, io sapevo che lei chiedeva!" e, sfoderando il mio miglior sorriso da sottoposto Filippino, indico i 2 vasetti sul tavolo. La signora Mara ha un moto di stizza, e mi sibila: "Non sai un cazzo, hai preso quelli sbagliati! Io intendevo gli altri! Quelli dello scaffale in basso... Insomma...". Replico: "Quali altri? Io non capire cosa intendere...". E dal fondo del tavolo la marchesa De Pisis:"Intende che sei uno stronzone! Ah ah ah..." ed anche gli altri ospiti seguono a ruota la risata. "Vieni con me che ti mostro io le ciliegie giuste" dice la signora Mara prendendomi per un braccio e trascinandomi verso le cantine della villa. Arrivati sul posto la signora inizia a smaniare: "Possibile Hector che tu non capisca mai quando ti voglio... Vieni, metti le mani sulle mie poppe, senti quali sono le ciliegie giuste!". Arranco nella penombra della cantina, inciampo e per non cadere mi aggrappo alle tettone della signora. "Bravo, così... Adesso te le faccio succhiare!" mi sussurra mentre tira fuori dal vestito i due bolidi ottava misura coppa C. Mentre soffoca il mio viso fra le carni molli, con le mani mi sbottona veloce i pantaloni. Poi si distende su una stuoia e si alza l'abito mostrandomi un tanga color malva da cui fuoriescono brandelli di labbra vaginali e peluria, tanto le va stretto: "Montami come una bestia selvatica, sono una cinghialona! Non senti la primavera che ci pervade!". Mi adagio su di lei e inizio la penetrazione col mio pisellino semimoscio, mentre vengo catturato dalla stretta delle sue gambe richiuse sulle mie chiappette, come ad imprigionarmi. La morsa si fa sempre più stretta ed inizia a mancarmi il respiro, strabuzzo anche gli occhi, rantolo come un moribondo. Per fortuna la signora raggiunge subito il culmine del piacere: "Aaah bene, oooh come godo... Mmmh, 'azz...". Ritorniamo di corsa dagli invitati i quali si meravigliano che la signora Mara sia a mani vuote, ma lei con uno dei suoi colpi di teatro risolve la situazione: "Le ciliegie le ha mangiate tutte Hector, non vedete come è paonazzo? Per poco soffoca, quel golosone!" e mi guarda strizzandomi l'occhio. "E' proprio uno stronzone di domestico!" chiosa la De Pisis, e a volte lo penso anche io...
30 marzo 2008
Una buona Pasqua
A Pasqua ho accompagnato la signora Mara dalla sorella che abita in Svizzera ma, anziché andare in treno come al solito, ha preferito prendere l'auto. Ho subito capito il perché... Per praticare una delle sue attività preferite, ovvero shopping negli autogrill. E da Firenze a Lugano di autogrill se ne incontrano svariati, come potete immaginare. La mattina della partenza era tutta garrula ed eccitata: "Dai Hector, monta in auto che facciamo una bella tirata fino a Sasso Marconi. Poi ci prendiamo un bel caffettino! Eh, che ne dici?". Faccio per sedermi al volante ma lei mi scosta bruscamente: "Ma che fai cretino, lo sai che amo guidare... Siedi dietro!". Obbedisco con un pizzico di terrore perché conosco il suo stile di guida. Arriviamo a Sasso Marconi e subito lei si catapulta all'emporio dell'autogrill, io la seguo con il carrello. "Ah guarda che amore questo orsetto riempito di praline. Lo voglio! Metti nel carrello! Uh il salamino di cervo Maltese... Buono, ne prendo 5. Accidenti, la collezione completa di Fausto Papetti in cassetta...". E così via, per un totale di 340 euro che ho dovuto anticipare io perché lei era momentaneamente sprovvista di contanti. Ripartiamo e mentre lei guida tento di convincerla a non comprare altre cose inutili: "Lei signora spendere troppo" dico. E lei: "Sai Hector, è per compensare la mancanza di affetto... Però ti prometto che alla prossima fermata saprò contenermi, se tu mi aiuterai" mi dice con voce da bambina malvagia. Io deglutisco perché so già cosa ha in mente. E infatti quando ci fermiamo nei pressi di Milano mi trascina nei bagni delle donne per tentare un accoppiamento veloce. Passiamo davanti al banchetto dove siede la custode dei cessi, una grassona butterata di 60 anni intenta a fumare una Nazionale senza filtro, che vedendomi esclama: "Fermo! Gli uomini non possono entrare!", ma subito la signora Mara tira fuori una delle sue mirabolanti scuse: "Oh polentona, non lo vedi che questa è la mia governante Filippina? Si lo so, è un pò mascolina... La natura è stata maligna con lei, ma vogliamo umiliarla ancora? Mica son tutte fighe come te!". La custode mi squadra da capo a piedi e a bruciapelo mi chiede: "E come ti chiameresti, Filippina dei miei coglioni?" - "Ettorina", rispondo con voce in falsetto, anche perché la signora Mara mi sta strizzando le pallette da dietro. Senza farla fiatare di nuovo la signora Mara butta un foglio da 10 euro nel piattino delle offerte e mi trascina di corsa nei bagni. Chiude la porticina si alza la gonna e si cala i mutandoni neri elasticizzati, di filanca presumo: "Adesso ti chini in basso e guardi cosa nascondo qui sotto". Sono costretto ad inginocchiami, lei mi spinge forte la testa sul pubone nero, quasi soffoco. "Muovi quella linguettina, svelto, frullamela dentro!". Mentre le lecco all'impazzata le labbrona turgide, i suoi umori mi colano sul viso, lei agita i fianchi grassi e mi incita. La sento fremere, penso che stia per venire, ma invece molla un sonoro cureggione. "Prosit!" commenta qualcuno fuori dal bagno. Continuo imperterrito pensando che ogni lavoro ha i suoi lati negativi; finalmente viene gemendo come una porcella. Ci ricomponiamo in fretta e usciamo. Di nuovo la custode mi guarda, mi prende per un braccio e poi esclama: "Ho sentito dei gemiti la dentro. Tutto bene?". Imbarazzato volgo lo sguardo alla signora Mara sperando in un suo intervento, ma velocemente si dilegua dicendo che deve fare il pieno alla macchina, ma che io posso rimanere altri cinque minuti a parlare con questa signora che è stata molto gentile. Cerco inutilmente di liberarmi dalla stretta: "Ettorina puzzi di pesce... " dice, mentre annusa il mio viso. "Se non vuoi guai scuci altri euro..." mi sibila. Estraggo di tasca l'ultima banconota che mi era rimasta, 50 euro. Riesco a divincolarmi mentre la custode da dietro grida: "E non farti rivedere, altrimenti assaggerai anche la mia! Ah ah ah...". Salgo al volo in macchina dove mi attende impaziente la signora Mara.: "Ma ti sembra questo il momento di conversare? Ti aspettavo perché non avevo soldi per la benzina e ho detto all'omino della pompa che avresti saldato tu. Vai vai vai, vai a pagare che ti aspetto qui". Mentre mi dirigo verso il distributore due lacrimoni mi solcano il volto, e ripenso alle bellissime Pasque passate a Manila, quando ero ragazzino.
2 marzo 2008
La pioggia dorata
La signora Mara non sempre si accontenta di essere posseduta frettolosamente in luoghi strani. Qualche volta pretende prestazioni un pò fuori dalla norma, almeno per quello che intendo io povero Filippino immigrato con problemi di permesso, come norma. Ad esempio l'altra sera eravamo soli in casa, come spesso capita quando suo marito è in giro per affari, e da qualche ora mi impediva di andare in bagno: "Hector, caro, trattienila perché poi mi serve tutta!" diceva strizzandomi l'occhio e costringendomi a bere enormi bicchieroni d'acqua. Oppure: "Fatti un nodo all'uccello, che non deve uscire neanche una goccia...". Ovviamente io non capivo il perché; mi lamentavo e pensavo di essere vittima di una delle sue solite bizzarre angherie. Ormai disperato stavo per farmela addosso quando la signora mi chiama dal bagno con la sua voce trillante: "Hector, tesoro, puoi raggiungermi?". Mi affaccio alla porta e la vedo nuda, distesa dentro la vasca da bagno: "Io non capire che ora lei vuole fare bagno...", e lei: "Macché bagno, stupidello, vieni qui e facciamo un pò di pissing!". La parola pissing, con quelle doppia esse sibilante stimola ulteriormente la vescica; mi avvicino a passettini verso la vasca e tento di dire qualcosa ma lei già armeggia con la lampo dei pantaloni, me lo tira fuori e dice: "Adesso inondami tutta con la tua pioggia dorata" e socchiude gli occhi in attesa della doccia di orina. Non me lo faccio dire due volte e inizio a pisciare su quel corpone flaccido. Il getto è bello forte e lei sembra godere quando il liquido caldo le tocca il corpo. "Aaah Hector che bello.... Prova a centrarmi il clitoride se ne sei capace" gorgheggia mentre si allarga le labbra della passerona nera a dismisura. Imperterrito continuo a svuotarmi , sono quasi alla fine, soddisfatto e rilassato, e anche la signora ha avuto il suo godimento, lo capisco da come mi guarda con gli occhi tipo vongola, a mezz'asta. Sgocciolo con perizia il pisello per riporlo dentro la patta, e penso a come questa volta mi sia andata bene... ed invece: "Aspetta, adesso è il tuo turno. Entra nella vasca!". Mi tira dentro per un braccio, mi sovrasta a gambe larghe e... ma credo che il resto non sia di vostro interesse.
10 febbraio 2008
Costume di Carnevale
Come ogni anno, anche l'ultimo di carnevale scorso è stato per me un incubo. La signora infatti è fissata con le feste in maschera ed ogni anno escogita qualche costume coinvolgendo anche me. Mi ricordo ancora che, qualche tempo fa, lei si mascherò da Eva Kant mentre io fui costretto a travestirmi da Diabolik. Immaginatevi l'effetto comico di un omino in calzamaglia nera accanto ad un donnone con parrucca platinata! Per l'occasione aveva anche noleggiato una Jaguar d'epoca, che ovviamente non mi fece neanche guidare. Oppure quella volta che lei si mascherò da Crudelia De Mon, mentre io indossai un costume da dalmata così perfetto che, a fine serata, fui inseguito dagli alani dei proprietari della villa dove si svolgeva la festa! Anche questa volta la signora Mara ha dato sfogo alla fantasia (malata); una settimana prima della festa ha iniziato a rivolgermi frasi del tipo: "Fra poco è l'ultimo di Carnevale... Che disdetta, mio marito è in giro per affari... Chi mi accompagnerà al veglione della De Pisis?". Ovviamente il marito è un gran furbo e pensa bene di fissare i propri impegni quando ci sono questi eventi mondani, che lui odia. Poi un pomeriggio, mentre stava facendo il bagno e le insaponavo la schiena, l'affondo: "Ah Hector, ho avuto un'idea! Tu sarai il mio accompagnatore e ci vestiremo in tema BDSM!". Io non avevo capito bene ma tentavo una risposta penosa: "Sarebbe mio giorno libero, io non potere venire. Poi, vestito da alfabeto non capire...". "Ma che alfabeto!" replicava la signora - "Ignorante che non sei altro. BDSM significa un'altra cosa, poi ti spiego. In quanto al giorno libero è revocato. E adesso ti ordino di insaponare la tua mistress un po più in basso... Si, proprio li..." e mentre la mia manina si insinuava tra le chiappe flaccide della signora, cercavo di capire cosa diavolo significasse BDSM. In effetti non ho dovuto aspettare molto. Dopo qualche giorno trovo sul lettino della mia stanzetta una tuta di pelle nera lucida con cappuccio, piena di cerniere lampo. Ed un guinzaglio rosso. Ho come un flash, sudo freddo, tutto mi è chiaro. Arriva il giorno del veglione; avevo iniziato la vestizione alle sei di sera perché entrare in quella tuta aderente non era per niente facile. Mi ero cosparso di borotalco per facilitare il compito e dopo due ore ero finalmente pronto. Mi sentivo molto borsa di Gucci. Poi, la voce della signora dall'ingresso: "Muoviti Hector, che la De Pisis dà il via alle danze alle nove esatte!". La raggiungo e la trovo conciata come una baldraccona: stivaloni di pelle fino al ginocchio, calze a rete, minigonna di pelle nera, giubbotto di pelle nera aperto sul davanti a mostrare un reggipetto nero, parruccona rossa e frustino. Trucco pesante e sigaretta con bocchino lungo 21 cm. tra le labbra. "Manca l'ultimo tocco" dice garrula mettendomi in bocca una palla rossa e fissandomela al collo con una stringa di cuoio. "Come siamo fetish Hector, non trovi?" mi chiede la signora, però si arrabbia quando le rispondo: "Veramente io fatto doccia da poco...". Arriviamo alla festa in perfetto orario, facciamo il nostro ingresso nel salone con me a quattro zampe e la signora Mara che mi conduce al guinzaglio. Tutti si abbuffano di tartine tranne me che, anche volendo, non potrei a causa della palla in bocca. Sono anche costretto a pisciarmi addosso in quanto mi è vietato raggiungere il bagno. Molti mi spengono i mozziconi di sigaretta sulla schiena, complimentandosi con la signora per l'originalità del costume. A fine serata viene premiato il costume migliore, che risulta essere quello da fanciulla del west della marchesa Lupini. La Lupini, è risaputo, è una grandissima stronza, ed infatti quando mi passa accanto ne approfitta per darmi un calcione nella milza e sibilarmi: "Sporco filippino, sei merda, non sei niente!". La signora Mara se ne accorge e credo stia per soccorrermi, e invece, rivolgendosi all'amica marchesa: "Ma cara, se vuoi il mio schiavo non hai che da chiederlo... ". La Lupini mi fissa con occhi da serpente: "Ho giusto bisogno di un cavallo per completare il mio costume". Mi monta in groppa e mi costringe a fare un paio di giri del salone mentre il resto degli inviatati mi incita lanciandomi noccioline. Ecco come ho passato il mio carnevale.
Iscriviti a:
Post (Atom)